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LE OLIVE ALL’ASCOLANA

L’ulivo nel Piceno è una figura familiare da sempre, e l’oliva è una cosa terribilmente seria, soprattutto quando si tratta dell’oliva tenera Ascolana, regina indiscussa tra le olive verdi da mensa ma soprattutto base per la produzione di una prelibatezza assoluta delle Marche qual è l’oliva farcita, più nota come oliva all’ascolana ripiena.

Vista la complessità della preparazione e la ricchezza degli ingredienti è probabile che non sia un piatto di estrazione contadina, quanto piuttosto una creazione nata in un salotto aristocratico. Tuttavia non esiste quaderno di ricette di famiglia, popolare o nobile che sia, che non contenga una ricetta di questo piatto ormai celebre. In diversi casi il prezioso quaderno, custodito gelosamente e tramandato di madre in figlia, conteneva più versioni della stesa ricetta che si differenziavano per alcuni dettagli, insignificanti per un palato distratto, decisivi per la sensibilità sopraffina della cuoca di casa.
Nell’entroterra ascolano è così, ogni nonna ha la sua ricetta personale e ognuno giura e spergiura che a casa sua si mangia l’oliva all’ascolana (liva fritta la chiamano) più buona.

Non esiste bambino che, vanificando ore di certosino lavoro della nonna per estrarre il nocciolo senza rompere la polpa, non abbia razziato di nascosto quelle tenere olive a forma di irresistibili spirali, messe a mollo in acqua e limone per non farle annerire, un tantino amarognole ma golosissime; che non si sia abbuffato di quella pasta molle e deliziosa, ancora calda che era la carne macinata (ogni volta diversa, vero segreto e marchio di fabbrica dell’oliva di famiglia); che non abbia rubato quella palletta sbilenca di oliva e carne chiedendosi perché mai non si potesse mangiare così che era già buonissima; che non si sia impiastricciato le mani con quelle polpettine infarinate e non si sia divertito a tirarle nella vaschetta dell’uovo sbattuto; che non abbia goduto a rotolarle nel pangrattato immaginando che fossero biglie sulla sabbia; che infine non si sia ustionato la lingua mangiando un’oliva ripiena appena estratta dall’olio bollente, perché resistere a quella tentazione non era umanamente possibile. Anch’io sono marchiato a fuoco e posso dichiarare, senza timore di smentita, che l’oliva all’ascolana è il nutrimento dell’anima picena.”

Tratto da Un altro viaggio nelle Marche di Paolo Merlini e Maurizio Silvestri – Exorma Edizioni

Le olive all’ascolana potete assaggiarle in ogni ristorante del Piceno, senza dimenticare la variante con il pesce.
Ma forse non tutti sanno che c’è un evento dedicato a questa specialità che si svolge ogni anno nella settimana di ferragosto proprio ad Ascoli Piceno.
Quale migliore occasione per visitare la città se non durante l’ Ascoliva festival, la celebrazione dell’oliva ripiena ascolana Dopaccompagnata da altri 20 prodotti tipici locali, musica ed eventi.

L’oliva all’ascolana fritta si festeggia nel cuore della città, in Piazza Arringo, che deriva il suo nome dalle arringhe degli oratori durante le adunanze popolari.  E’ delimitata dal Duomo, dal Palazzo Vescovile e dal Palazzo Comunale con la Pinacoteca Civica che ospita trittici del Crivelli, opere di Cola dell’Amatrice, Tiziano, Spagnoletto, Guercino, Guido Reni, Giordano e Canaletto.

Utile sapere che dietro presentazione del Ticket Ascoliva si avrà diritto ad un biglietto di ingresso scontato alla Pinacoteca, alla Galleria Licini, al Museo d’arte ceramica e al Forte Malatesta.
Vicino al Duomo si trova il Battistero del XII secolo, tra i più interessanti d’Italia, mentre di fronte al Palazzo Vescovile sorge il Palazzo Panichi con all’interno il Museo Archeologico.

Dopo aver fatto una scorpacciata di olive fritte vi consiglio una passeggiata fino a Piazza del Popolo, sarò di parte ma secondo me è una delle piazze più belle d’Italia, un’esplosione di travertino con i suoi palazzetti rinascimentali e il Palazzo dei Capitani del Popolo del XIII secolo.

Qui merita senza dubbio una sosta lo storico Caffè Meletti famoso per l’anisetta omonima. Proseguendo per Via Del Trivio si incontra il Teatro Ventidio Basso, alcune chiese romaniche, la pittoresca Via di Solestà con le case medievali fino all’omonima Porta (1230) e al Ponte di Solestà.

In alternativa, più divertente per i bambini, sarà fare il giro della città con il trenino turistico Ascoli Explorer .